La nascita della prima industria di Colleferro

“Qual è stata la prima industria di Colleferro? Perché è nata? Chi sono stati gli artefici di questa nascita? A queste e ad altre domande si tenterà di rispondere con diversi articoli che, a partire da ora, verranno pubblicati a puntate…”

Al centro dell’attenzione c’è la Valsacco. Questo il nome dato alla società costituita nel 1898 e che passa poi ad indicare anche lo stabilimento realizzato per l’estrazione dello zucchero dalla barbabietola. L’edificio per la lavorazione industriale della barbabietola è costruito proprio davanti alla stazione ferroviaria di Segni Scalo. Uno stabilimento imponente e dalle dimensioni mai viste fino a quel tempo in quelle zone. E così doveva apparire ai giornalisti dell’epoca che lo visitano nelle prime ore del mattino di un caldo 13 giugno 1899.

Questo è il testo del resoconto dei cronisti: « Martedì scorso ci recammo a visitare la fabbrica per la estrazione del zuccaro dalle barbabietole. Alla stazione ferroviaria, dalla quale la fabbrica è lontana appena pochi metri, trovammo il valente ing. Architetto Sig. Clementi, tipo di perfetto gentiluomo, dalle pupille cerulee, profonde, mobilissime, il viso simpatico ed intelligente adorno di barbetta d’un biondo fulvo. Su suoi disegni e sotto la sua direzione in tempo breve fu eretto l’edificio imponente. Egli, con cortese sollecitudine, volle esserci di guida, fornendoci le più ampie spiegazioni sulla destinazione delle varie parti del fabbricato; che si compone di tre grandi corpi, un fumaiolo elevantesi a 45 metri, la casa per la gestione amministrativa e piccoli caselli accessori. E’ principale un’immensa tettoia centrale, che ad una svelta eleganza accoppia grande solidità. In essa è collocato in giro e su tre piani un macchinario complicatissimo colossale, di fornelli, caldaie, motori, turbine da 1000 giro al minuto, presse, tubature… Poi viene la Torre, una specie di padiglione vastissimo che racchiude nel suo ventre le macchine di diffusione della forza motrice. Indi un grande magazzino a due piani destinato a ricoverare decine di migliaia di quintali di zuccaro ed a fargli subire le ultime azioni chimiche per influenza atmosferica. La superficie dello stabilimento occupa un’area di due ettari, non compreso un terreno esteriore, una collinetta, sul quale sono già in avanzata costruzione due palazzine per i direttori tecnici, e delle case operaie. Lo stabilimento verrà allacciato per mezzo di binario proprio, allo scalo ferroviario. Un grande canale di derivazione dal Sacco, fornirà l’acqua ad un cisternone serbatoio, e ad estese vasche, ove la corrente, travolgendole imprimerà alle barbabietole la prima lavatura. Da qui sempre portate dall’acqua, passeranno in grosso cilindro a due scompartimenti, nel quale a gradi, sbattute da specie di eliche subiranno lavatura quasi completa, per poi versarsi in un ascensore, che le innalzerà e le lascierà cadere nei tagliatori. Questi le riducono in fettuccine, che passano nei diffusori della prima selezione delle diverse sostanze della barbabietola. Questi schiarimenti, da noi certo malamente resi, avemmo dal Sig. Ing. Teodoro Grünwald, una figura bruna, aperta, di boemo ardito e intelligente. Sarebbe lungo ed impossibile dettagliare tutta la descrizione ch’egli ci porse con affabile compiacenza. Le diverse parti della barbabietola dei diffusari compiono una infinità di giri vertiginosi a traverso di un notevole numero di macchinari d’ogni sorta, per giungere al punto ove lo zuccaro, spogliato di tutti gli elementi che lo tenevano sparso nella tuberosa, giunge completamente confezionato.»

Piero Capozi